Buoni acquisto o regalo – La disciplina fiscale

D.P.R. 22/12/1986 n.917 (T.U.I.R. – Testo Unico delle Imposte sui Redditi)

Art. 51: DETERMINAZIONE DEL REDDITO DI LAVORO DIPENDENTE

Art. 100: ONERI DI UTILITÀ SOCIALE

Art. 51 c. 3

E’ escluso dal reddito di lavoro dipendente “il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati se complessivamente di importo non superiore nel periodo d’imposta a € 258,23; se il predetto valore è superiore al citato limite, lo stesso concorre interamente a formare il reddito”. Si tratta dei compensi “in natura” (cd. fringe benefits) di natura liberale o anche non liberale, non collegati ad eventi né destinati necessariamente alla generalità o a categorie dei lavoratori, ben potendo essere destinati anche solo ad alcuni di essi.

Art. 51, c.2, lett. f) e Art. 100, c.1 (combinato disposto)

Non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente i valori relativi all’utilizzazione di opere e servizi offerti volontariamente dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti o loro familiari a carico (di cui all’Art. 12 del T.U.I.R.) per finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale, sanitaria o culto (cd.“oneri di utilità sociale” di cui all’Art. 100, c.1 del T.U.I.R.,“deducibili per un ammontare complessivo non superiore al 5 per mille dell’ammontare delle spese per prestazioni di lavoro dipendente risultante dalla dichiarazione dei redditi”) purché i Dipendenti risultino estranei al rapporto che intercorre tra l’Azienda e il prestatore di servizio (Ris. Agenzia Entrate 34/E del 2004).

Art. 51, c.2, lett. f-bis)

Non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente “le somme, i servizi e le prestazioni erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la frequenza degli asili nido e di colonie climatiche da parte dei familiari indicati nell’articolo 12, nonché per borse di studio a favore dei medesimi familiari”. Queste erogazioni sono integralmente deducibili per l’azienda (Art. 95, c.1, T.U.I.R.).

Art. 108: spese di rappresentanza – c.2, secondo e terzo periodo

“Le spese (…) di rappresentanza sono deducibili nel periodo d’imposta di sostenimento se rispondenti ai requisiti di inerenza e congruità stabiliti con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, anche in funzione della natura e della destinazione delle stesse, del volume dei ricavi dell’attività caratteristica dell’impresa e dell’attività internazionale dell’impresa.Sono comunque deducibili le spese relative a beni distribuiti gratuitamente di valore unitario non superiore a € 50,00“.

Con la Circ. 34/E del 2009 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che sono spese di rappresentanza tutte quelle caratterizzate da gratuità e finalità promozionali o di pubbliche relazioni.
Sono spese di rappresentanza le erogazioni gratuite a favore di Clienti e Fornitori con i quali l’impresa intrattiene relazioni commerciali o intenda intrattenerne: tali erogazioni, se non superiori a € 50,00, sono interamente deducibili dal reddito d’impresa.

Occorre in ogni caso che le spese deducibili nel periodo d’imposta di sostenimento, siano commisurate all’ammontare dei ricavi e proventi della gestione caratteristica dell’impresa risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativa allo stesso periodo in misura pari a quanto previsto dal Decreto MEF 19.11.2008, ossia:

a) all’1,5% dei ricavi e altri proventi fino a euro 10 milioni;
b) allo 0,6% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 10 milioni e fino a 50 milioni;
c) allo 0,4% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 50 milioni.

RISOLUZIONE AGENZIA ENTRATE 22 FEBBRAIO 2011, N. 21/E

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